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MARISA GOES MARTHA

Tronchetto di Natale e quel mazzolin di ombrellini

Ho cominciato a 5 anni tagliando la testa alle margherite del prato di casa e infilandole così decapitate nello stelo di un’altra margherita. Poi, in una vita precedente, parallelamente all’università, quindi a ripensarci in un universo parallelo proprio, sono diventata fiorista insieme alla mia amica Manu che ora invece fa la cantante.

Questo per dire che la nostra fiorente attività alla fine si è incagliata da qualche parte durante il percorso, mentre ricoprivamo intere stanze di muschio o progettavamo scalinate di mele o forse passava soltanto nel cielo un colibrì. Però abbiamo imparato per sempre una cosa: per fare un bel mazzo di fiori bisogna dimenticarsi l’ordine, la precisione, la simmetria guai, non bisogna mai preoccuparsi di sapere cosa succederà, perché succederà e sarà comunque bellissimo. Cominciamo.

TRONCHETTO DI NATALE

Arrotolo dell’abete tagliato a rametti attorno ad una ghirlanda di paglia e lo fisso con il fil di ferro verde fino a ricoprirla tutta.

Aggiungo le pigne fissando anche loro con il fil di ferro.

Dispongo le stelline e le arance essiccate nella ghirlanda. Taglio a rametti le margherite e le incastro negli spazi vuoti.

Appoggio la ghirlanda al centro della tavola o sul mio tronchetto preferito.

QUEL MAZZOLIN DI OMBRELLINI

Al momento non mi viene in mente nulla di più bello e inutile degli ombrellini cinesi. Ecco perché li utilizzerò come fiori, per dargli una missione. Prendo una palla di oasis imbevuta precedentemente nell’acqua e comincio ad inserire delle foglie di viburno che ho piantato sul terrazzo perché mi è sempre piaciuto il verso “sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari”.

Aggiungo ancora verde e margherite, senza apparente criterio.

Non facciamoci mancare gli ombrellini.

Lo infilo in una campana tibetana ed è finito. Sorrido compiaciuta al pavimento, perché stava benissimo sul tappeto.

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